Allergie e intolleranze

Le buone abitudini alimentari per una dieta sana ed equilibrata

 

Allergie e intolleranze sono sempre più diffuse e sempre maggiore è la sensibilità al tema, soprattutto in primavera. Niente paura, però: affrontiamo il problema con l’aiuto di un esperto e cerchiamo di dare una risposta ai nostri dubbi, senza dimenticare l’importanza di una dieta sana ed equilibrata.
Primo fra tutti come distinguere allergie e intolleranze?

“L’allergia è una risposta del sistema immunitario nei confronti di molecole che per la maggior parte delle persone sono innocue”, ci spiega Erminia Ridolo, docente di allergologia e immunologia clinica presso l’Università di Parma: “Un’allergia alimentare, ad esempio, è una risposta immunitaria messa in atto in soggetti predisposti verso proteine o glicoproteine presenti nell’alimento. Questa risposta del corpo può essere di diversa intensità ma è comunque molto veloce, anche a fronte di una piccola quantità dell’alimento che le scatena: a seconda del tipo di allergene in pochi minuti possiamo avere gonfiore delle labbra, prurito a lingua e palato, dolori addominali, fino allo shock”.

Che cosa fa la differenza nelle reazioni?
“La natura delle diverse molecole contenute negli alimenti rispetto ai quali siamo sensibilizzati. Alcune sono degradate dai succhi gastrici o dalla cottura, quindi gli alimenti crudi che le contengono – pomodori, pesche, mele, per fare qualche esempio – se ingeriti causano reazioni per lo più localizzate alla bocca e alla lingua. Altre proteine, invece, resistono ai succhi gastrici e sono termo-stabili – per esempio alcune di quelle contenute in arachidi, noci e pesce – e sono per questo più pericolose. Alcuni alimenti, peraltro, contengono entrambi i tipi di proteine”.

In che cosa consiste un’intolleranza?
“L’intolleranza coinvolge il metabolismo, non il sistema immunitario. Il motivo scatenante è un deficit – congenito o acquisito – di enzimi che hanno il compito di consentire l’assorbimento degli alimenti. Tipico esempio è l’intolleranza al lattosio, quando l’enzima che digerisce il latte dividendolo in due parti scarseggia a livello della mucosa gastrointestinale. Lo zucchero non digerito – il lattosio in questo caso – con un meccanismo osmotico richiama acqua nell’intestino ed ecco la tipica sensazione di gonfiore addominale seguita da diarrea di chi il latte non lo tollera”. Quali sono i “motivi acquisiti” delle intolleranze? “Quella nei confronti del lattosio, ad esempio, è legata a malattie come il colon irritabile, oppure a cicli di antibiotici o di radioterapia cui una persona si sottopone. Più banalmente, trascorrere lunghi periodi senza consumare latte e derivati freschi può disabituare il corpo a digerirlo, talvolta in maniera quasi irreversibile”.

Quanto sono diffuse le allergie alimentari?
“In realtà, spesso chiamiamo “allergia” qualsiasi problema secondario all’ingestione di un alimento, a volte anche una banale reazione causata da tossine alimentari. In realtà le allergie in campo alimentare sono veramente poco frequenti. Soprattutto, non si individuano sulla base di supposizioni o con test non convenzionali e non si curano semplicemente con la dieta: serve un iter terapeutico molto più ampio”.

Come comportarsi con i bambini e la loro “sana fame” di provare tutto?
“Le allergie dipendono dalle proteine, quindi potenzialmente tutti gli alimenti possono dare reazioni allergiche. La consuetudine è quella di tenere i bambini lontani da alimenti come latte, uovo e pesce, introducendoli tardi nello svezzamento. Le nuove teorie, però, considerano dannosa questa cautela e cercano di togliere le vecchie restrizioni per abituare i bambini a tutti i cibi il prima possibile”.

Esiste una differenza tra le allergie alimentari di bambini e adulti?
“Non dal punto di vista clinico. Quelle più diffuse fra i bambini sono quelle al latte e all’uovo, mentre per gli adulti risultano più a rischio vegetali, noci e semi, pesce e crostacei”.

La primavera è la stagione in cui più spesso si torna a parlare di allergie. Quali suggerimenti a chi soffre per i pollini?
“La concentrazione di pollini nell’aria è più elevata nelle giornate secche e ventose, oppure immediatamente dopo i temporali. Chi è allergico e intende uscire in questi momenti deve assumere la terapia antiallergica, anche come semplice prevenzione dei sintomi – qualcuno esce con la mascherina! – oppure evitare di esporsi. Il problema è molto più esteso rispetto a quello delle allergie alimentari: una persona su cinque ha manifestazioni respiratorie di tipo allergico, il 7% della popolazione soffre d’asma. La cosa più intelligente da fare in caso di allergia ai pollini è consultare i calendari pollinici che si trovano su alcuni siti di informazione come meteo.it, o attraverso apposite app per smartphone.

Le allergie sono aumentate negli anni?
“I fattori in gioco sono numerosi, dai cambiamenti climatici che hanno determinato una stagione dei pollini più lunga, a nuove abitudini sociali: sin da bambini veniamo molto più a contatto con vaccini e antibiotici, sempre meno frequentiamo ambienti in cui l’igiene viene trascurata e ad alta densità di batteri. Questo fa sì che il nostro sistema immunitario si indirizzi sul versante allergico. I bambini che vivono nelle fattorie bavaresi, per esempio, a contatto con bovini e suini sin dalla pancia della mamma, risultano più protetti dalle allergie. Poi ci sono variabili non prevedibili legati all’impatto dell’inquinamento, per esempio il fatto che la produzione di pollini sia stimolata dagli esausti del diesel”.

E gli insetti?
“Spesso chi è allergico alle vespe lo scopre solo quando viene punto. Succede e non è prevedibile, ma almeno la percentuale di casi è molto più bassa”.

Qualcuno parla anche di allergia al sole o alla sabbia, è possibile?
“Non esiste una vera e propria allergia al sole, ma sono possibili diverse manifestazioni cutanee con l’esposizione solare. Sono reazioni del sistema immunitario ritardato, non propriamente simili ai meccanismi immunologici coinvolti nelle allergie a pollini e alimenti. A livello della cute vengono rilasciati dei mediatori responsabili del prurito qualche giorno dopo l’esposizione ai raggi UV. La sabbia può essere un fattore irritante in caso di dermatiti, ma non scatena vere e proprie allergie”.

Ferrarini
Ferrarini

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